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Risparmio energetico: con il sostegno degli incentivi fiscali gli investimenti rientrano in tempi brevi.

14 febbraio 2014

 

Risparmio energetico: caldaia e luci si ripagano in fretta, con il cappotto si tagliano di più i consumi – da Il sole 24 Ore –  di Dario Aquaro

 

L’orizzonte dei ritorni per gli investimenti in efficienza energetica è in media ancora lontano senza incentivi. Il tempo di pay-back, cioè quello necessario a ripagare (con i risparmi in bolletta) il costo di un intervento di riqualificazione, supera spesso i valori soglia che il panel di esperti e operatori del settore intervistati per l’Energy Efficiency Report 2013 del Politecnico di Milano ritengono accettabili, e che per le abitazioni sono sui 4-6 anni. I proprietari, infatti, spesso trovano un motivo di resistenza all’investimento in questo parametro.

 

I tempi dipendono dallo stato di partenza dell’edificio, dalla zona climatica, dalla soluzione tecnologica scelta e dall’impiego o meno degli incentivi (che danno una grossa mano). Casa24 Plus ha chiesto all’Energy & Strategy Group del Politecnico di Milano di simulare lo scenario dei tempi di rientro richiesti per alcuni interventi di risparmio energetico, effettuati su un’abitazione di 100 mq con riscaldamento autonomo (villetta monofamiliare o appartamento in condominio di 15 famiglie).

 

Considerati i costi energetici, si può vedere allora quanto valgono i singoli tagli in bolletta e quanto occorre per ammortizzare l’intervento, distinguendo tra la sostituzione obbligata di una tecnologia a fine vita e quella volontaria di una ancora funzionante (ma che si potrebbe migliorare), con e senza incentivi, sia a Nord che a Sud: dove cambiano distribuzione dei consumi e taglia dell’investimento.

 

Una prima evidenza è che,  anche in case “”obsolete””,,  «solo poche tecnologie rientrano in tempi brevi senza il sostegno degli incentivi», spiega Davide Chiaroni, vicedirettore Energy & Strategy Group. In particolare: illuminazione (3 mesi, ma investimento piccolo), caldaie a condensazione (3 / 4 anni), e sistemi di building automation (5 / 6 anni).  Altri interventi rivelano ancora «rientri lunghi»: al Nord rifare le finestre (30 mq) con infissi in Pvc e vetri a controllo solare costa 7.500 euro e porta un risparmio annuo di 620 euro: il proprietario comincia a guadagnarci dopo 12 anni. In Sicilia, per lo stesso investimento  con un taglio annuo di 470 euro, bisogna aspettare 15 anni. Isolare le pareti (calcolando 125 mq per unità immobiliare) porta ad uno sconto del 50% sulla bolletta termica, ma richiede un investimento di 8.700 euro che si ammortizza in più di 10 anni.

 

Con gli incentivi però lo scenario cambia. «Dando per scontato che le tasse pagate siano sufficienti a sfruttare tutte le detrazioni , le stesse chiusure vetrate tornano competitive nella “”vecchia”” casa sia a Nord (rientro in meno di 5 anni) che a Sud (6 anni). Così come le pompe di calore aria-acqua. A Nord un impianto con potenza di 10 kW, che richiede una spesa di 7.500 euro e fa risparmiare 600 euro annui rispetto a una caldaia tradizionale, non si ripaga più in oltre 10 anni ma in 4,5. Al Sud, dove l’impianto pesa 8 kW e offre un taglio di 450 euro annui, per cominciare a guadagnare ci vogliono 6 anni».

 

leggi tutto   http://argomenti.ilsole24ore.com/condominio.html

 

vedi anche  http://www.qualenergia.it/articoli/20131202-efficienza-energetica-ecco-le-tecnologie-pi%c3%b9-convenienti

 

 

Contabilizzazione del calore si dice RIPARTIZIONE. PERCHE’?

7 febbraio 2014

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L’installazione dei misuratori di calore sui singoli radiatori è definita “ripartizione” poiché non si tratta di contacontabilizzazione diretta: misura dell’energia immessa o emessa dal corpo scaldante.

 

 

 

Il RIPARTITORE, installato sul radiatore in modo inamovibile senza il danneggiamento di un sigillo, è caratterizzato dalla presenza di due sonde (una relativa alla temperatura del radiatore ed una per la temperatura ambiente) e un microprocessore che, rilevando la differenza tra le due, calcola delle “unità termiche” frutto di una costante tipica del corpo scaldante stesso (legata alle dimensioni e alla tipologia), del tempo d’utilizzazione e della differenza di temperatura prima citata. L’alimentazione del ripartitore avviene a mezzo batteria la cui durata è di circa anni 10.

 

 

 

Questi apparecchi NON sono quindi “contacalorie”, vale a dire misuratori d’energia, ma indicatori del consumo energetico.

 

 

 

L’affidabilità è altissima perché sono tarati e configurati individualmente in base alle caratteristiche del radiatore: materiale e dimensioni.

 

 

 

Le ultime tecnologie, collaudate da anni di esperienza  all’estero, consentono il collegamento tra i ripartitori e centrali di raccolta dati per mezzo d’onde radio.

 

 

 

Questo consente di:

 

 

 

 

Eliminare totalmente le opere elettriche necessarie (posa cavi ed altro)

 

Mantenere sotto controllo in tempo reale i ripartitori per prevenire danneggiamenti e/o manomissioni

 

Controllare il funzionamento degli stessi

 

Verificare lo stato dell’alimentatore

 

Controllare se il ripartitore è schermato o comunque messo in condizioni di eseguire false misurazioni.

 

 

 

 

 

 

In questo modo gli impianti sono facilmente realizzabili, gestibili e controllabili.

 

 

 

Chiaramente è necessario che il ripartitore sia abbinato a valvola termostatica che consente la regolazione individuale della temperatura radiatore/ambiente. (Valvola Termostatica: prossima puntata)

 

 

Pacchetto Ue su clima ed energia: la flessibilità allontana gli obiettivi ?

23 gennaio 2014

77da Il Sole 24Ore di Federico Rendina

 

BRUXELLES – La Commissione europea ha deciso oggi di proporre ambiziosi obiettivi ambientali, proponendo una riduzione delle emissioni nocive del 40%, dai livelli del 1990, entro il 2030.

Nel contempo, la Commissione ha proposto di portare la quota di energia prodotta da fonti rinnovabili “”ad almeno”” il 27% del totale nel 2030, dal 20% nel 2020. In questo caso, il target è vincolante a livello europeo, ma si basa su impegni non vincolanti a livello europeo.

Obiettivi “”europei”” ai quali tutti gli stati dovranno concorrere unitamente, ma ciascuno con le sue ricette e le sue proporzioni.  All’insegna – ripetono più volte Barroso e i Commissari Ue – di una «larga flessibilità».

Flessibilità, seppure con qualche regola comune, per partecipare alla corsa verso l’obiettivo «vincolante» del 40% di riduzione delle emissioni di C02 entro il 2030.

Grande flessibilità anche nella corsa verso la massima efficienza nell’uso dell’energia. Che in questo caso sarà al massimo un cammino, se non un lento incedere, visto che la Commissione ha persino evitato di aggiornarne le mete, relegandola al più classico dei «provvederemo».

Per rispondere ai rilievi gli strateghi della Commissione Ue imbastiscono un percorso fatto di «verifiche periodiche» sul contributo che i singoli stati conferiranno, al di la degli impegni formali che dovranno essere assunti nei prossimi mesi. «E’ come se un condominio approvasse un bilancio annuale preventivo, appunto vincolante, lasciando liberi i condomini di contribuire a loro giudizio, con flessibilità» si osserva.

nella strategia appena abbozzata qualcosa di pregevole c’è. L’enfasi del vicepresidente della Commissione europea Antonio Tajani su una nuova politica all’insegna «dell’alleanza tra industria e ambiente» sembra condivisa.

La Commissione insiste sull’esigenza di fare leva sull’industria e più in generale sul sistema impreditoriale per creare davvero un unico bacino energetico europeo, con liberi scambi di energia in grado di favorire il contenimento dei prezzi.

Prezzi energetici più bassi da assicurare rafforzando i sistemi delle interconnessioni su due versanti: quello “”fisico”” delle reti e quello delle regole. Reti:  l’obiettivo, coerente ed apprezzabile, è quello di assicurare come minimo il 10% di capacità di interconnessione tra gli stati rispetto all’energia prodotta.  Regole: vanno uniformate le norme non solo per la concorrenza tra imprese ma anche, in particolare, quelle per l’erogazione degli incentivi per le energie rinnovabili.

leggi tutto su   http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2014-01-22/quando-flessibilita-allontana-obiettivi-182740.shtml?uuid=ABFVhXr

 

Il pallone che produce energia giocando

13 gennaio 2014

67Tiene accesa una lampadina, trenta minuti di movimento consentono di tenere accesa la luce per 3 ore

Prendere a calci un pallone da calcio e produrre energia dal movimento della sfera,30 minuti di movimento della sfera sono sufficienti per tenere accesa una lampadina a Led per 3 ore.

Un gadget curioso ma nulla più? Non tanto, se si pensa che più di 1 miliardo di persone nel mondo non ha accesso all’elettricità ed è costretto a usare lampade a cherosene, generatori diesel e cucine a legna. Tre soluzioni nocive per l’ambiente e che sono causa, diretta o indiretta, della morte di circa due milioni di persone all’anno. Per dare un’idea del danno causato dal cherosene basti pensare che vivere «a contatto» con i vapori di una lampada alimentata da questa sostanza equivale a fumare due pacchetti di sigarette al giorno.

L’esterno di Soccket è rivestito da una schiuma resistente all’acqua, che rimane morbida al tatto, il pallone pesa poco più di una tradizionale palla da calcio, non necessita di essere gonfiato e non si buca. Soccket viene prodotto interamente negli Stati Uniti e per ora è usato nelle zone rurali del Messico e in aree povere degli Usa, ma l’intenzione è di esportarlo in tutto il mondo.

 

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http://www.occhiosulcondominio.it/index.php/ecosostenibilita/ecosostenibilita-notizie/trattamento-rifiuti/2592-lo-sport-produce-energia-.html