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Vicini di casa: impara ad apprezzare il ”condominio” ….. raccontate le vostre esperienze …..

28 ottobre 2015

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Da d.repubblica.it di di Brunella Gasperini, psicologa, del 28 ottobre 2015

 

La semplice vicinanza di “sconosciuti familiari” che orbitano intorno al nostro spazio personale infastidisce; basta poco per sentirsi offesi, invasi, prevaricati. E così nascono incomprensioni, antipatie, risentimenti che a volte si trasformano in fissazioni e ossessioni, in motivi di liti esasperate o addirittura violenza, come confermano i dati di cronaca. Ecco perché cambiare il nostro approccio al vicinato potrebbe migliorare l’esistenza

 

La scienza ha ampiamente dimostrato come il benessere sia legato in modo profondo alla connessione, all’intimità sociale e come coinvolgersi, entrare in relazione con gli altri, sia una nostra esigenza autentica. Ma non sempre riusciamo a realizzare questo bisogno, sfruttando le occasioni sociali che la vita ci presenta. Siamo spesso diffidenti. Soprattutto verso chi è diverso, estraneo, non ci somiglia. Intolleranti con le persone che ci vivono accanto e che non conosciamo, come il vicino di casa o l’inquilino del piano di sopra, sui quali proiettiamo mille fantasmi. ………………..

 

………… la convivenza in un condominio realizza forme di intimità tra persone che intime in realtà non sono. La vicinanza fisica e i confini in comune pongono problemi di privacy, di distanza, di “promiscuità” nella vita di tutti i giorni. Proteste e discussioni partono proprio dalla violazione illegittima di questi confini. Che spesso sono solo mentali, tracciati nel nostro condominio emotivo.

 

………. Secondo i dati del Ministero della Giustizia, i contrasti da pianerottolo rappresentano una buona parte delle cause civili nel nostro Paese, talvolta origine di processi penali. ……….. Tempi lunghissimi e costi economici non indifferenti ma anche l’impossibilità di individuare dove stia precisamente e come debba essere gestita la “ragione”, ……………. si torna a casa insoddisfatti, ancora più rancorosi, pronti a rifare guerra, cercare giustizia. La logica di fondo è sempre “ho ragione io e torto tu, vinco io e perdi tu”, sembra impossibile una soluzione che soddisfi tutti.

 

……….. Convivere infatti non è solo occupare lo stesso edificio ma saper intessere e gestire relazioni e legami, e i conflitti che inevitabilmente nascono. Abitare una dimensione collettiva all’interno della quale abbandonare convinzioni e bisogni privati acquisendo una prospettiva plurale. Ragionare come Noi, per quanto risulti impopolare, e non più come Io, passare da Individuo a Comunità.

 

………… Non significa instaurare legami profondi con tutti ma andare oltre l’indifferenza educata. Entrare in contatto, accogliere l’altro. Conoscersi per dissipare convinzioni e preconcetti. ……. come sia piacevole vivere accanto a persone di cui fidarsi e sulle quali contare. Come il condominio può rappresentare una risorsa, in particolare nei momenti di difficoltà, per sperimentare risposte concrete alle difficoltà pratiche delle famiglie ma anche per trovare sostegno emotivo reciproco, condivisione, confronto e partecipazione.

 

Invece, nel rapporto di vicinato ci restano familiari offese e ripicche, sembra normale parlarsi tramite avvocato e assurdo offrire aiuto o chiederlo, aprirsi la porta. ……. Ci viene spontaneo inviare denunce per il cane dei vicini che abbaia piuttosto che bussare loro la porta e parlarne. Chiamare la polizia quando sentiamo aria di festa in casa dell’inquilino del piano di sopra, anziché unirci per un bicchiere di vino. In termini di integrazione sociale e di emancipazione culturale, il condominio è ancora un concetto mentale piccino e ristretto che non siamo riusciti ad espandere.

 

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http://d.repubblica.it/attualita/2015/10/28/news/liti_condominiali_vicini_di_casa_psicologia_violenza_convivenza_cronaca-2820422/

 

 

Geometri amministratori: “è necessario presentarsi con organizzazioni strutturate in grado di competere con i concorrenti esteri”. UNICASA C’E’!

21 ottobre 2015

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Groma, società fondata nel 1987 dalla Cassa geometri, ha lanciato ieri a Milano la sua proposta: trasformare l’amministratore e il suo studio più o meno grande in organizzazioni strutturate in grado di assorbire la gestione di centinaia e migliaia di edifici.

 

In Italia, è stato spiegato ieri, i condomìni sono circa 1 milione e per i 40mila professionisti si aprono enormi possibilità, che però non possono prescindere dalla professionalità, l’organizzazione, l’offerta strutturata di servizi, l’innalzamento degli standard qualitativi. «I margini di crescita in questo settore sono enormi – ha spiegato Vincenzo Acunto, direttore generale di Groma – e l’Italia non può perdere l’occasione. È necessario che i professionisti aderiscano al network, perché è necessario presentarsi con organizzazioni strutturate in grado di competere con i concorrenti esteri, ma anche offrire servizi ad un numero di utenti elevato. Questo settore non sarà più ad appannaggio dei singoli, ma solo di network strutturati».

 

Per Fausto Amadasi, Presidente della Cassa di previdenza dei geometri (Cipag) «l’Italia non può perdere questo treno. È un’occasione importante che può avere ricadute positive per l’occupazione, per gli utenti, nel mercato immobiliare, come anche nei consumi e per l’economia in generale».

 

 

Un fondo comune per coprire le quote dei condomini morosi

12 ottobre 2015

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Da http://www.quotidianocondominio.ilsole24ore.com del 12 ottobre 2015 di Raffele Cusmai e Tiziano Parisi

 

…….. per “contenere” i possibili danni derivanti dalla morosità di alcuni, i condomini in regola con i pagamenti normalmente costituiscono un apposito fondo volto alla copertura delle quote dei morosi.

 

In secondo luogo risulta consigliabile, qualora non sia già stato previsto all’amministratore o dal regolamento di condominio, la costituzione di un apposito fondo per sostenere le spese legali inerenti gli interessi comuni.

 

Diversamente, e stante l’attuale disposto dell’art. 63 disp. att. c.c., si rileva che qualora risulti infruttuosa l’escussione da parte dei creditori nei confronti dei condomini morosi, i condomini in regola con i pagamenti potranno egualmente essere chiamati a rispondere di dette somme, relative pur sempre alle spese comuni, maggiorate dei possibili danni e dei relativi interessi.

 

Si rileva infine che, onde ottenere un’apposita deliberazione in merito alle decisioni del caso concreto, l’amministratore ha la possibilità ex art. 66 disp. att. c.c. di convocare un’assemblea straordinaria secondo le forme e le procedure previste dalla norma citata.

 

 

C’è un fantasma in condominio: facciamo benedire le case

8 ottobre 2015

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Da http://www.leggo.it/NEWS/ESTERI/ del 7 ottobre di Enrico Chillè

 

«Oggi, martedì 6 ottobre, riunione alle 18.30. Temi da trattare: rumori molesti e benedizione del condominio per possibile fantasma».

 

 Così recitava un messaggio lasciato ieri dall’amministratore di un edificio di Buenos Aires. Non avete letto male, uno degli ordini del giorno era davvero un presunto fantasma che a quanto pare avrebbe terrorizzato alcuni condomini. E mentre c’è chi non l’ha presa bene, rispondendo sullo stesso foglio ‘Andate a lavorare!’, c’è chi è andato oltre, fin troppo divertito dalla situazione. Un giovane insegnante, dal proprio profilo Twitter, ha postato la foto dell’annuncio, non prima di lasciare anche lui un personale messaggio: qualcuno ha scritto ‘Cosa?’ e lui, di tutta risposta, ‘Il fantasma della B’ (e qui si capisce che è tifoso del Boca e odia il River).

 

 Grazie al consistente numero di follower, la storia della riunione di condominio sul fantasma è diventata virale. L’uomo ha iniziato a commentare con sarcasmo ogni aspetto della vicenda, facendo anche una cronaca in diretta dell’assemblea. «Ho chiamato mia madre per dirle del fantasma, mi ha insultato» – si legge nei tweet – «Come potrò andare a lavorare domani sapendo del fantasma?».

 

Ancora più esilarante è il momento fatidico, quello della riunione: «Io e la mia compagna abbiamo deciso di andarci, voglio votare per la benedizione. Grazie fantasma, mi hai evitato una cena a casa di mia suocera, ma non ti arrabbiare se giornali e tv stanno parlando di te». Prima di uscire dall’appartamento, Sir Mathius si è immortalato con una coperta bianca sopra: «Sono pronto per la riunione di condominio».

 

 

Dal 15 ottobre caloriferi accesi

16 settembre 2015

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Da Il Sole 24 Ore del 15 settembre 2015 di Edoardo Riccio

 

Tra un mese, in buona parte d’Italia, si accenderanno le caldaie nei condomìni con impianto centralizzato.

 

Non in tutta Italia è possibile mettere in funzione l’impianto di riscaldamento nello stesso giorno. Il legislatore ha infatti suddiviso l’Italia in sei zone climatiche (le province lombarde sono in “zona E” ad eccezione dei comuni montani in “zona F”) e per ciascuna di esse è stata stabilita la durata giornaliera di accensione. (“Zona E” periodo dal 15 ottobre al 15 aprile durata giornaliera 14 ore / “Zona F” nessuna limitazione)

 

Al di fuori di tali periodi, gli impianti termici possono essere attivati solo in presenza di situazioni climatiche che ne giustifichino l’esercizio e, comunque, con una durata giornaliera non superiore alla metà di quella consentita in via ordinaria. I sindaci, con propria ordinanza, possono ampliare o ridurre, a fronte di comprovate esigenze, i periodi annuali di esercizio e la durata giornaliera di attivazione degli impianti termici, nonché stabilire riduzioni di temperatura ambiente massima consentita sia nei centri abitati sia nei singoli immobili.

 

Nell’arco temporale indicato, i condomini possono scegliere gli orari di funzionamento purché lo stesso sia compreso tra le ore 5 e le ore 23.

 

È però consigliabile non interrompere il funzionamento. Il maggior dispendio di energia (e quindi il maggior costo) si ha infatti con l’accensione per portare l’acqua alla temperatura utile. Per il resto della giornata vi è dunque solo la necessità di mantenere tale temperatura. Lo spegnimento della caldaia per alcune ore non porta quindi ad un risparmio ma ad un maggior costo. Alla sua riaccensione, infatti, occorre nuovamente un maggior dispendio di energia per riportare l’acqua in temperatura.

 

Negli edifici ad uso residenziale, sono però ammesse deroghe al funzionamento dell’impianto di riscaldamento per quanto riguarda la durata giornaliera. Tra le principali vengono indicate le seguenti:

 

a) se il calore proviene da centrali di cogenerazione oppure se vi siano pannelli radianti incassati nell’opera muraria.

 

b) se vi è un gruppo termoregolatore pilotato da una sonda di rilevamento della temperatura esterna con programmatore che consenta la regolazione almeno su due livelli della temperatura ambiente nell’arco delle 24 ore; la temperatura negli ambienti deve essere pari a 16°C + 2°C di tolleranza nelle ore al di fuori della durata giornaliera;

 

c) se in ogni singola unità immobiliare sia installato un sistema di contabilizzazione del calore e un sistema di termoregolazione della temperatura con un programmatore che consenta la regolazione almeno su due livelli di detta temperatura nell’arco delle 24 ore;

 

d) se l’impianto termico è condotto mediante “contratto di servizio energia” purché la temperatura negli ambienti, durante le ore al di fuori della durata di legge, non siano superiori ai 16°C + 2°C di tolleranza.

 

Leggi tutto http://www.quotidianocondominio.ilsole24ore.com/art/il-condominio/2015-09-14/il-15-ottobre-caloriferi-accesi-164502.php?uuid=ACUHYTx