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Campagna elettorale e “torniamo alla lira” – Cosa succederebbe al “mattone”?

22 maggio 2014

 

Fonte Federica Tordi – immobiliare.it – 22 maggio 2014

 

Siamo in piena campagna elettorale …. esiste chi urla a gran voce che tornare alla lira sarebbe la soluzione a tutti i problemi dell’Italia.

 

Prendendo per buona l’ipotesi assurda di uscire dalla moneta unica, cosa succederebbe  al “mattone”? Prima di qualunque considerazione, va chiarito che nessun Trattato Europeo specifica, o meglio contempla, le modalità con cui un Paese entrato in area Euro ne potrebbe uscire.

 

Detto ciò, il primo vantaggio del ritorno alla cara vecchia lira andrebbe senza dubbio agli investitori stranieri per cui comprare immobili nel nostro Paese diventerebbe sicuramente una spesa più contenuta; ma a questo risponde il problema di doverli  mettere a reddito in lire, ossia in una valuta certamente più debole di quella comunitaria.

 

La lira porterebbe quasi sicuramente a una svalutazione interna che come conseguenze comporta la crescita del tasso di inflazione e dei tassi di interesse. Come parecchi anni fa, comprare mattone tornerebbe a essere una sorta di investimento-rifugio; tutto ciò considerando anche che i prezzi al metro quadro potrebbero anche aumentare.

 

Venendo ai fortunati italiani in grado di investire nell’immobiliare estero, per loro potrebbe diventare più dispendioso farlo, ma con buone possibilità che dagli asset management derivi un reddito maggiore.

 

Anche il costo del lavoro diventerebbe più competitivo, tornando alla lira, ma aumenterebbe quello dei materiali per le imprese edili: questo perché aumenterebbe il costo dell’energia – visto che l’Italia dipende per l’80% dall’estero e paga i combustibili in dollari.

 

Venendo al mercato dei mutui le cose si complicano ….. I tassi di interesse schizzati internamente in alto porterebbero a un aumento del costo dei finanziamenti sia alle imprese che ai cittadini che decidono di comprare casa. Chi ha un mutuo in corso sarebbe ancora più penalizzato, sia decidendo di lasciare le rate in euro e avrebbe bisogno di più lire per rimborsarli, o scegliendo di adeguare il finanziamento alla nuova (vecchia) valuta e vedrebbe impennare le rate da rimborsare.

 

 

Tecnocasa: immobili, prezzi ancora in calo quest’anno – previsioni contrastanti per il mercato in Italia

20 maggio 2014

 

19.05.2014    da   milanofinanza.it

 

I prezzi delle case scenderanno in Italia ancora nel 2014 nell’ordine del 2-4% nelle grandi città e del 3-5% nell’hinterland e nei capoluoghi di provincia. Sono le stime di Tecnocasa che conferma i segnali di maggiore dinamismo registrato nell’ultima parte del 2013 con un ritorno dell’interesse di acquisto soprattutto in città come Milano e Roma. Il mercato delle locazioni, dice una nota dell’ufficio studi del gruppo immobiliare, continuerà ad assorbire la domanda di coloro che non riescono ad acquistare e le richieste saranno in aumento, ma i canoni non dovrebbero registrare incrementi (nel 2013 sono scesi del 3-4%).

 

In generale Tecnocasa spiega che i potenziali acquirenti sono ormai consapevoli che devono possedere già una parte di capitale e che le banche sono più attente ad erogare. D’altra chi vende ha per lo più capito che la disponibilità di spesa media si è contratta e che per vendere occorre ribassare i prezzi. Chi non si adatta a questa logica e non ha necessità, preferisce affittare o rimandare la vendita. Il 2013, ricorda lo studio, si è chiuso con un calo delle compravendite residenziali del 9,2% a 403.124 transazioni (-5,5% nelle grandi città).

 

 

Breglia (Scenari Immobiliari): “Il 2014 sarà un anno di passaggio, ma le speranze sono da prendere con cautela”

19 maggio 2014

 

19 maggio 2014    da     lindro.it

 

Comprare casa è l’obiettivo dell’italiano medio, non solo per assicurarsi un tetto sulla testa, ma anche per investire in un bene immobile e per dare la possibilità ai figli di avere una proprietà da poter utilizzare come meglio desiderano. La compravendita degli immobili ha vissuto un grande periodo di splendore ai tempi in cui veniva vista prevalentemente come un investimento. Il che portava all’acquisto di più proprietà, anche a lunghe distanze, che venivano poi date in affitto e dalle quali proveniva una rendita mensile che fruttava spesso più di mille altri investimenti finanziari. Con la crisi del 2008 le cose sono un po’ cambiate e oggi riuscire ad acquistare una casa è diventato quasi un miraggio, soprattutto per i giovani. In questi anni abbiamo assistito a un crollo vertiginoso delle compravendite immobiliari, ma forse negli ultimi mesi si riescono a intravedere alcuni timidi segnali di ripresa.

 

È stato presentato nei giorni scorsi a Milano il Rapporto Immobiliare 2014, lo studio annuale sul mercato delle abitazioni frutto della collaborazione fra l’Osservatorio del Mercato Immobiliare dell’Agenzia delle Entrate (Omi) e l’Associazione Bancaria Italiana (Abi). Secondo quanto emerge dal rapporto, nel 2013 migliora la possibilità di accesso delle famiglie italiane all’acquisto di un’abitazione, ma continua il calo delle compravendite che, con 407.000 unità immobiliari scambiate, fa registrare un -9,2% rispetto all’anno precedente.

 

L’analisi del mercato immobiliare italiano elaborata dal rapporto si basa su un indice di accessibilità elaborato dall’Ufficio Studi Abi secondo le prassi metodologiche di matrice anglosassone, e sintetizza l’analisi dei vari fattori che influenzano la possibilità per le famiglie di comprare casa indebitandosi, descrivendone l’andamento (reddito disponibile, prezzi delle case, andamento, tassi di interesse sui mutui). Secondo quanto si legge nel rapporto, «nel 2013 l’indice registra un significativo miglioramento che lo riporta in linea con i valori pre-crisi superando le difficoltà registrate in seguito alla crisi dei debiti sovrani. L’andamento è principalmente dovuto a un miglioramento del prezzo relativo delle case rispetto al reddito disponibile, a cui si aggiunge anche il miglioramento dei tassi di interesse sui mutui». Questo andamento positivo non riguarda solo il totale delle famiglie, ma anche «segmenti di famiglie che continuano a presentare particolari fragilità rispetto al tema dell’acquisto di un’abitazione, ovvero quelle famiglie di giovani e quelle che abitano nei grandi centri urbani». Secondo il rapporto «in termini distributivi, la quota di famiglie che dispone di un reddito sufficiente a coprire almeno il 30% del costo annuo del mutuo per l’acquisto di una casa è di poco superiore al 50%, valore in buon recupero rispetto a 5 anni fa». Il miglioramento dell’indice di accessibilità trova conferma anche nella ripresa del mercato dei mutui, dove nei primi tre mesi del 2014 le nuove erogazioni hanno registrato un incremento superiore al 20% rispetto allo stesso periodo del 2013.

 

Dati di una debole ripresa che sono stati salutati positivamente da Giovanni Sabatini, direttore generale dell’Abi, che durante la presentazione del rapporto ha sottolineato che «anche se prosegue la riduzione delle compravendite l’indice di accessibilità delle famiglie all’acquisto di abitazioni dà segnali di miglioramento che disegnano uno scenario di moderato ottimismo. Bisogna lavorare su questi segnali di ripresa che riguardano il credito, i mutui e le sofferenze bancarie».

 

Resta comunque il fatto che, anche se deboli, alcuni segnali di ripresa ci sono per il mercato immobiliare italiano e alcuni esperti sono convinti che si tratti di uno spiraglio di ripresa che pian piano diventerà più concreto. Lo pensa ad esempio Scenari Immobiliari, un istituto indipendente di studi e di ricerca sui mercati immobiliari e più in generale sull’economia del territorio in Italia e in Europa. In un rapporto pubblicato recentemente dall’istituto, dal titolo “Italia 3D – I mercati immobiliari nel 2014”, si rileva come di fronte al -5,7% registrato dal fatturato nel comparto immobiliare italiano nel 2013, si può prevedere un ritorno al segno positivo per il 2014, con una crescita del +0,6%, che potrebbe aprire le porte al tanto sospirato vento di recovery che in altri Paesi europei sta già soffiando e che molti si aspettano possa arrivare anche in Italia.

 

Una possibile ripresa che però deve essere valutata con cautela, perché, come spiega Mario Breglia, presidente dell’istituto di ricerca, “ci sono diverse variabili in gioco, prima tra tutte l’instabilità politica, e questo +0,6% potrebbe diventare un -0,1% a fine anno”.

 

È possibile però vedere i segnali positivi del 2014 come una fase di passaggio. Come spiega Breglia, “il 2013 è stato un anno di vacche magre, e anzi più magre di quello che ci saremmo aspettati, anche a causa di politiche restrittive messe in atto da governi instabili. Il 2014 sarà dunque un anno di passaggio, con il perdurare di fattori negativi e l’emergere di elementi positivi come ad esempio l’offerta di prodotto efficiente e innovativo soprattutto per il settore terziario e uffici”.

 

Ci sono, tuttavia, alcuni cambiamenti strutturali che sta attraversando il mercato immobiliare italiano, come la crescita delle riqualificazioni e il crollo delle nuove costruzioni, la stretta creditizia per famiglie e imprese, l’aumento delle persone che vivono da sole e la riduzione del consumo di energia negli edifici, che fanno pensare che sotto le ceneri il Paese è cambiato. Secondo Breglia, “siamo all’avvio di un nuovo ciclo immobiliare caratterizzato da meno finanza e da una maggiore specializzazione, dalla nascita di nuove professionalità, dall’innovazione tecnologica e anche da un ruolo più attivo del settore pubblico”.

 

 

Fare l’amore “rumoroso” in Condominio: tempo d’estate, tempo di passioni e di rumori molesti – interviene il GIP ed allontana……….

16 maggio 2014

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da    ilghirlandaio.com      di Raul Tran    15 maggio 2014

 

Tempo d’estate, tempo di passioni ma anche di rumori. Fare l’amore in modo rumoroso, a finestre aperte, può essere soggetto a sanzioni al pari dei rumori molesti che arrivano da un locale con i tavolini all’aperto o dell’alto volume di un televisore acceso fino a tarda notte. Lo prevede la legge anti stalking che si applica per alcune norme anche agli immobili residenziali. Anche il sesso un po’ troppo teatrale, infatti, è tra i “capi d’imputazione” per chi è particolarmente inviso ai vicini. Almeno, questa è stata una delle motivazioni che hanno costretto un inquilino di Padova a lasciare il condominio dove risiedeva, in seguito a un’ordinanza del Gip.

 

Per il 43enne veneto, infatti, erano state sporte ben otto denunce per rumori nelle ore di riposo, tra le cui motivazioni figuravano, appunto, anche delle performance un po’ troppo ardimentose tra le lenzuola. Ma non era solo questa la ragione della crociata dei vicini di casa: radio a massimo volume, lanci di oggetti contro le pareti e il tutto, beninteso, sempre nel cuore della notte. Per lui, ora, l’obbligo è quello di non avvicinarsi entro i 500 metri dalla struttura condominiale che ha disturbato per lungo tempo. Le legge di riferimento è l’articolo 612 bis del Codice penale, introdotto nel 2009 e che può essere applicata in tutti quei contesti – dunque, non solo quelli di coppia – in cui sia posta in essere un’attività insistita in grado di generare inquietudine in chi la subisce.

 

Oltre a questo caso particolare, il fenomeno dei rumori molesti è molto diffuso e su di esso si è espresso anche il regolamento del condominio. Cosa si può fare quando i rumori provocati da alcuni condomini disturbano la quiete di altri abitanti? Come si può stabilire se il volume della musica o della televisione, o delle voci è troppo alto? Ci sono limiti alle feste domestiche? I regolamenti di condominio prevedono in genere orari da rispettare negli appartamenti per tenere sotto controllo le rumorosità di qualunque genere. Non vi sono particolari limitazioni alle feste domestiche, fatto però salvo il rispetto della quiete altrui, e lo svolgimento di attività che non siano vietate da leggi nazionali e altre normative locali. I condomini disturbati possono chiamare direttamente le forze dell’ordine, per fare cessare immediatamente la confusione. In caso di disturbo continuato nel tempo, oltre a richiami scritti dell’Amministratore di condominio, è possibile citare in giudizio i trasgressori.

 

E’ possibile contattare ARPA (Agenzia Regionale per la Protezione Ambientale) per la misura dei decibel raggiunti dai rumori; il suo intervento può essere richiesto sia dal singolo cittadino che da un giudice. ARPA provvederà a effettuare i rilievi ed i controlli di merito; se risultano superati i limiti previsti dalla legge, verrà imposto di adeguarsi ai valori limite di rumore previsti dalla legge. Sempre i tecnici ARPA verificheranno in seguito se è avvenuto il risanamento e, nel caso in cui accertino la continuazione dell’attività rumorosa, è prevista una sanzione amministrativa fino a 10.329 € (art.10 L.Q. 447/95).

 

Può essere inoltrata informativa di reato all’Autorità Giudiziaria competente (giudice unico – art. 650 del Codice Penale) per inosservanza di un provvedimento dell’autorità. Il singolo cittadino può rivolgersi al Giudice di Pace (art.7 C.P.C.) per ottenere il rispetto dell’art.844 del Codice Civile che, regolando i rapporti di vicinato, vieta le immissioni, le esalazioni, i rumori e gli scuotimenti che superano la “normale tollerabilità”. Non è necessaria l’assistenza di un legale e per questa materia il Giudice di Pace è competente qualsiasi sia il valore della controversia; il Giudice potrà inibire immediatamente l’attività rumorosa, oppure imporre, se tecnicamente possibile, determinati accorgimenti tecnici che riducano il fastidio provocato. Il trasgressore potrà essere condannato al risarcimento dei danni nei confronti di coloro che hanno dovuto subire il fastidio provocato dal rumore.

 

Nei confronti di chi provoca rumore può anche essere intentata una causa penale sulla base dell’art.659 del Codice Penale. Il disturbo delle occupazioni e del riposo delle persone (ad esempio a causa di schiamazzi notturni provenienti dai frequentatori di un locale, o dall’abuso di strumenti sonori o di segnalazioni acustiche). L’art.659 C.P. è disposto a tutela della quiete pubblica e privata e colui che viene riconosciuto colpevole di reato è sottoposto ad una serie di “spiacevoli” conseguenze. L’azione penale inizia con un atto di denuncia-querela presentato alla Polizia Giudiziaria (ad es. Carabinieri, Polizia) che lo trasmette immediatamente alla Pretura (competente in base all’art.7 c.p.p.) perché proceda agli accertamenti volti a verificare la sussistenza del reato.

 

 

La crisi non risparmia neanche le nude proprietà (-11,6% nel 2013)

15 maggio 2014

 

Fonte     agenziaentrate.gov.it    OMNI News n.1 del marzo 2014

 

In linea con il calo generalizzato del mercato immobiliare, nel quarto trimestre del 2013 le transazioni della nuda proprietà hanno avuto un calo del 15,5% rispetto allo stesso trimestre 2012. Su base annuale le compravendite della nuda proprietà residenziale (20.797 NTN) hanno fatto segnare una flessione dell’11,6%, dato che supera la flessione degli scambi di piena proprietà (-9,2%). Dall’analisi su base annua, nel 2013, l’andamento si presenta senza significative differenziazioni tra comuni capoluoghi (-11,2%) e non (-11,8%) e si conferma in depressione soprattutto negli ultimi due trimestri. Mettendo a confronto le serie storiche dal 2004, le transazioni segnano, complessivamente, un calo del 53% circa per la nuda proprietà e raggiungono il -55% per la piena proprietà, rispetto al IV trimestre del 2004. Sia per la nuda proprietà che per la piena, l’analisi delle serie storiche delle variazioni percentuali tendenziali trimestrali dal 2004 indicano un andamento analogo per tutto il periodo esaminato; entrambe le serie subiscono flessioni dal terzo trimestre 2006, evidenziano qualche dato discordante nei primi trimestri del 2010 a vantaggio della piena proprietà, ma confermano un trend negativo alla fine del 2013, sia pure dopo tre trimestri in relativo recupero.