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Moody’s rivede al rialzo il Pil dell’Italia: +1,3% nel 2017 – Rimbocchiamoci le maniche: tocca a noi!

4 settembre 2017

da La Repubblica 30 agosto 2017

Anche Moody’s rivede al rialzo le stime di crescita del nostro Paese. Secondo l’Agenzia di rating quest’anno e l’anno prossimo l’Italia crescerà dell’1,3% contro lo 0,8% e l’1% stimato in precedenza. ………

“Gli indicatori suggeriscono un’accelerazione della crescita per il resto dell’anno e l’indice di fiducia dei consumatori ai massimi da 16 anni fa ben sperare per una ripresa dei consumi”. ……..

L’agenzia arriva dopo una lunga serie di istituzioni che hanno già corretto al rialzo le previsioni di crescita dell’Italia. Dal Fondo Monetario Internazionale all’Ufficio Parlamentare di Bilancio, passando per Banca d’Italia e Confindustria fino all’Istat, che ha rilevato nel secondo trimestre una crescita acquisita dell’1,2% nei primi sei mesi dell’anno, già oltre l’1,1% indicato nel Def come crescita per l’intero 2017.

PIL tendenziale + 1,5% – Crescita troppo lenta senza l’immobiliare

12 maggio 2017

da http://www.monitorimmobiliare.it del 17 agosto 2017

Ieri l’Istat ha comunicato che nel secondo trimestre 2017 il prodotto interno lordo italiano è aumentato dello 0,4% rispetto al trimestre precedente e dell’1,5% rispetto al secondo trimestre 2016, aggiungendo che ….. il tasso di crescita del 2017 sarebbe pari all’1,5%.

….. il Pil dell’eurozona è cresciuto dello 0,6% nel secondo trimestre dell’anno e che, su base annua, si tratta di un aumento del 2,2% …..

….. il gap fra l’Italia e i principali partner si amplia inesorabilmente ….. la nostra è una “ripresa lenta”, che ci distingue in negativo, visto che mentre il Pil dell’Italia ….. è ancora di 6 punti circa al di sotto dei livelli del 2008, il Pil dell’eurozona è ritornato nel secondo trimestre 2015 ai livelli pre-crisi” ….

….. se vi fosse più coraggio nel varare riforme strutturali, nell’aggredire la spesa pubblica ….. e nel diminuire l’imposizione fiscale, i nostri numeri si avvicinerebbero a quelli degli altri Paesi Ue ….. In questo senso, la parte del leone potrebbe essere svolta dal settore immobiliare, che da sempre ha rappresentato  ….. un formidabile volano di crescita e di sviluppo. Ma devono essere sciolte le briglie che lo frenano e che hanno portato alla situazione che proprio Eurostat ha da ultimo segnalato, rilevando che il mercato immobiliare italiano è l’unico in calo in un’area euro in crescita del 4% ….

Sono briglie fiscali …. ma anche normative (emblematica è la persistenza della preistorica legge dell’equo canone per i contratti di locazione di negozi e uffici, che ingessa il mercato) …..

L’esperienza degli incentivi fiscali per le ristrutturazioni ha dimostrato ….. che l’immobiliare, quando può, muove l’economia. Si abbia coraggio e si consenta a questo comparto di far girare il suo motore a pieno regime.

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Presidente Assoedilizia – Migranti: occorrono nuovi alloggi, ma dove costruirli? Le ondate di migranti e la questione abitativa in un Paese antropizzato

13 ottobre 2016

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di Achille Colombo Clerici, presidente Assoedilizia

Il tema, particolarmente sentito nelle regioni più sviluppate che sono generalmente anche quelle ad alta tensione abitativa (solo in Lombardia 60.000 famiglie sono alla ricerca di una casa decente con affitto accessibile) viene riproposto dalla nuova ondata di extracomunitari ai quali, o almeno a una parte di loro, dopo l’ospitalità in tenda o in una caserma dismessa, dovrà essere assegnata una casa.

 Innanzitutto qualche dato per inquadrare il problema. Nel 2016 è previsto dall’Unhcr-Agenzia Onu per i rifugiati, l’arrivo in Italia di oltre 150.000 immigrati, pressappoco lo stesso numero del 2015 (dal primo gennaio ad oggi sono sbarcate oltre 100.000 persone) e quasi tutte andranno ad aggiungersi ai 3.521.000 extracomunitari già residenti (il 5,8% della popolazione italiana, ottavo posto nella classifica europea) per due principali motivi: il blocco alle frontiere di Francia, Svizzera e Austria per quelli che vorrebbero andare in altri Paesi; e l’inefficienza della ripartizione in altri Paesi decisa dall’Unione, rimasta sulla carta in quanto in nove mesi soltanto 2.000 persone hanno ottenuto il lasciapassare dall’Italia per il resto del Continente.

 Se le cifre e le percentuali sfatano la leggenda dell’invasione (secondo un recente sondaggio gli italiani percepiscono una presenza di immigrati extracomunitari pari al 30%) è l’incremento che preoccupa. Si calcola che in 20 anni gli arrivi in Europa siano aumentati da 5 a 10 volte. E per quanto riguarda l’Italia si è passati dai 22.000 arrivi del 2012 ai già citati 153.000 del 2015 e previsti del 2016, quasi sette volte in cinque anni.

 Credo che dovranno essere riviste le politiche urbanistiche. Bisognerà, in altre parole, provvedere a nuove costruzioni che andranno a incidere su un territorio già abbondantemente antropizzato mentre il 40% è inutilizzabile perché montuoso. Scrive il Rapporto Ispra 2016 sul consumo del territorio che vengono “mangiati” ogni giorno 35 ettari da costruzioni e infrastrutture (250 kmq in due anni). In 25 anni si è perso un quarto della superficie coltivabile. Il valore percentuale di consumo più elevato è in Lombardia e in Veneto (oltre il 10%) e tra il 7 e il 10% si collocano altre regioni tra cui Emilia Romagna, Piemonte e Liguria. Esaminando i dati su scala provinciale, troviamo che le province di Milano, Monza Brianza e Napoli presentano i valori più alti di territorio urbanizzato ad alta densità. Secondo le stime di Eurostat (2016), la quota di territorio con copertura artificiale in Italia è stimata pari al 7,0% del totale, contro il 4,1% della media dell’Unione Europea.

Non si può chiudere la porta alla politica dell’accoglienza: per questioni umanitarie e per mantenere l’equilibrio internazionale che presidia la pace durevole. Il problema dell’immigrazione forzosa è e sarà il problema del nostro tempo.

 L’Italia è un Paese particolarmente sensibile a questa problematica perchè è il Paese di primo approdo dopo la chiusura della “rotta Balcanica”, e perchè, come abbiamo documentato, presenta una situazione territoriale particolarmente sfavorevole. Siamo insomma tra l’incudine (dell’accoglienza) e il martello (della scarsità di risorsa-suolo). E continuiamo a praticare una politica per compartimenti stagni.

 Per fare un esempio, nel Disegno di legge sul consumo dei suoli, attualmente all’esame del Parlamento, non c’e’ traccia di una riflessione sul tema delle prospettive di mutamento del quadro sociale conseguente al fenomeno migratorio.

 L’obiettivo è quello di ridurre, a livello nazionale, il consumo della superficie suscettibile di utilizzazione agricola, per arrivare ad azzerarlo completamente entro il 2050, in conformità a quanto stabilito dalla Commissione Europea.

Il modello normativo è quello della Francia, della Gran Bretagna, della Germania, che non soffrono, peraltro, del problema della nostra scarsità di territorio.

 L’impegno è lodevole, ma la politica delle misure comportanti “tagli lineari” a livello generale nazionale, senza tener conto delle diversità locali, deve essere rivista se non vogliamo che il problema migratorio ci scoppi tra le mani.

 Ci vuol altro che la rigenerazione urbana per fronteggiarlo.

 Occorre dunque distinguere tra regione e regione e c’è bisogno di piani nazionali volti a coordinare meccanismi virtuosi per far interagire accoglienza e integrazione, anche ai fini dell’inserimento lavorativo degli immigrati accolti.

 Un’attenzione particolare andrà riservata alle zone e alle aree di dinamico sviluppo urbano-economico rappresentate, al Nord, dalle direttrici Milano-Venezia e Milano-Bologna.

 Su queste, destinate a diventare un’unica megalopoli, andranno previsti insediamenti specifici (strutture abitative funzionali agli insediamenti produttivi esistenti e di nuova formazione) per uscire dalla politica emergenziale che si fonda sulle misure tampone basate sulla ricerca della tal caserma in disuso o della casa di riposo abbandonata, collocate nei posti più disparati (da Milano, a Capalbio, a Ischia) per ospitare momentaneamente i rifugiati.

Immobiliare alla riscossa, gare per oltre un miliardo di euro

27 settembre 2016

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da Il Sole 24 Ore del 26.09.2016

………..  si risveglia il mercato immobiliare italiano. Registrando un nuovo trend fatto da operazioni di calibro più elevato rispetto alla primavera 2016, quando gli investitori si sono concentrati prevalentemente su singoli asset.

A inaugurare il nuovo corso sono stati i fratelli sauditi Fawaz che hanno investito nel grande progetto MilanoSesto. Ora sono gli australiani di Lend Lease a raccogliere il testimone visto che stanno valutando in esclusiva l’area di Santa Giulia per affiancare Risanamento nello sviluppo.

Sul mercato sono in arrivo anche una serie di portafogli pubblici e privati.

…… fronte pubblico Cdp starebbe per mettere sul mercato un portafoglio di alcuni asset …. Si tratta della caserma Mameli di Milano e della caserma Guido Reni di Roma e di alcuni palazzi situati a Milano, Roma, Firenze, Bologna e Venezia, palazzi in alcuni casi di pregio in ottime location. …. valore complessivo del portafoglio si potrebbe aggirare sui 200 milioni di euro …..

…… fronte privato Prelios sta mettendo in vendita il fondo Cloe. L’operazione vale 300-350 milioni di euro, con rendimenti oltre il 6% con questa valorizzazione …… Allianz ha messo in vendita portafoglio di quattro edifici a Milano …… tre uffici occupati oggi dal gruppo assicurativo, ma che verranno presto lasciati per trasferirsi in una delle tre torri di Citylife, e di un quarto stabile in Bicocca occupato da Siemens. …. Il valore del portafoglio si aggira sui 160-180 milioni di euro, considerando tutti e quattro gli asset. Se quello occupato da Siemens non dovesse fare parte della partita – voce che circola – il valore scenderebbe a 110-130 milioni di euro.

Sul mercato c’è anche la catena alberghiera Boscolo, alla quale è interessata una rosa di cinque candidati: Blackstone, Varde, Starwood Capital, Lonestar e Northwood. ….. Il valore del gruppo Boscolo si potrebbe aggirare intorno ai 375 milioni di euro, di cui però 350 mln sono debiti da rimborsare.

…. anche una gara per la vendita di un portafoglio che fa parte del fondo Omicron, 30 sportelli bancari Unicredit del valore di 100 milioni di euro circa

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Mercato immobiliare in Italia in ripresa: previste 448mila compravendite nel 2015. Il fatturato immobiliare cresce in presenza del calo dei prezzi per effetto dell’aumento delle transazioni.

19 settembre 2016

Andamento Vendite Prezzi

In uno scenario europeo globalmente positivo l’Italia, pur arrancando, sta riuscendo a mantenere il passo a livello di andamento dei fatturati immobiliari e, quindi, delle transazioni. Ma gli effetti sui prezzi ancora non si vedono. Secondo l’European Outlook 2016 di Scenari Immobiliari, il miglioramento appare nelle previsioni di un aumento del fatturato in linea con la media degli altri quattro Paesi più importanti nel prossimo biennio. «Più faticosa la ripresa dei prezzi e dell’attività edilizia, per i quali non ci sarà un’inversione di tendenza prima del secondo semestre 2016» recita l’Outlook. Ma la bella notizia è che il fatturato immobiliare italiano va a un passo più spedito del Pil: +3,7% il fatturato 2015 contro il +0,6% del Pil, +5,4% il fatturato 2016 contro una previsione del +1,4% del Pil.